Branchini: "Da Allegri a Guardiola, questi sono i segreti del mio mercato"

17 feb 2020 19:00Calcio

Invitato d'eccezione per TMW Radio. All'interno di Stadio Aperto infatti è intervenuto Giovanni Branchini, vicepresidente dell'EFAA nonché agente ed intermediario fra i più importanti dell'intero panorama calcistico mondiale. 

L'ultima riunione dell'European Football Agent Association a Zurigo? 
"Va chiarito che questo non è stato un risveglio di soprassalto. L'EFAA esiste dal 2007, raggruppa i principali paesi europei più Argentina, Brasile, Giappone e Australia. Da tempo cerchiamo di affrontare i problemi che riguardano la categoria. Noi da sempre abbiamo vissuto una certa riluttanza da parte degli enti governativi del calcio, con mancanza di disponibilità al confronto che noi vorremmo portasse a decisioni utili per tutto il sistema. Quando un anno e mezzo fa la FIFA ci ha invitato, per la prima volta, a Zurigo si è pensato che potesse essere l'inizio di una nuova era di fronte alla task force ideata proprio dalla FIFA per regolare i trasferimenti. Credevamo fosse l'inizio di una collaborazione, ci siamo avvicinati, salvo poi scoprire che questa task force era composta da persone a digiuno di esperienze nell'ambito dei trasferimenti. L'unica persona di esperienza era l'avvocato del Bayern Monaco, gli altri partivano da zero. Noi abbiamo capito che era un modo per coprirsi le spalle e abbiamo espresso la nostra posizione. Noi contestiamo il sistema, riteniamo che per poter fare le cose in modo serio serva uno sforzo, serva confrontarsi, impegnarsi nel conoscere le reali problematiche e decidere insieme le cose da fare. Faccio un esempio: noi possiamo avere un codice della strada, ma se non ci sono i vigili che lo fanno rispettare questo serve a poco. Lo stesso vale per il calcio, davanti ad un foglio bianco ci si deve confrontare, ognuno con le proprie responsabilità".

Qual è la posizione dell'EFAA? 
"Noi ci poniamo in modo semplice: riteniamo che sia cattiva abitudine stilare regole che si basano su eccezioni. L'aspetto mediatico delle commissioni va di pari passo col clamore dei trasferimenti. Esistono operazioni, con gli incrementi degli ultimi anni, del genere. Ma non possiamo basare un settore su 2-3 episodi sporadici. La FIFA ha divulgato dei dati riguardanti il 2019: nel 97% dei casi il compenso è intorno ai 10mila dollari. Il principio però deve essere chiaro: se il calcio creasse dei tetti a tutte le categorie anche gli agenti accetterebbero questa decisione. Ma limitare i compensi degli agenti non vuol dire cambiare qualcosa, anche perché i primi a provare ad aggirare le norme sarebbero i club. E' banale e demagogico pensare che sia tutto legato alle pretese esagerate degli agenti, anche perché spesso certe situazioni nascono col benestare dei club che poi devono effettivamente pagare le commissioni".

La FAF di cui fa parte Mino Raiola è in linea con le idee dell'EFAA? 
"Sono 4 agenzie che si sono unite in questo ente. Hanno punti di vista personali sui quali non ci siamo mai confrontati, ma è un'iniziativa nata da pochi mesi. Noi discutiamo affinché questo regolamento non venga imposto senza un dibattito in merito".

Il Manchester City penalizzato ed escluso dalle coppe europee? 
"Questo è un altro degli esempi che rendono l'idea delle nostre difficoltà. Non c'è la voglia di affrontare problematiche in modo compiuto. Da anni sappiamo che questi club sono stati acquistati da stati sovrani, che hanno disponibilità di gestione del proprio patrimonio diverse da singoli imprenditori o mecenati. E' un po' il problema degli agenti. Le scelte sono spesso politiche, non nascono dai contenuti e dalle tematiche. Le scelte vengono imposte. La riforma degli agenti è solo per guadagnarsi i titoli sui giornali, per dire che abbiamo ridotto i guadagni di questi malfattori. Si va in quella direzione, mentre dovrebbero sentire il dovere di proteggere il calcio dalle imperfezioni e dalle patologie. Ma forse non interessa. Quando è stato abolito il TPO (third-part ownership) dal calcio europeo è stato fatto per cavalcare quel tema, per esempio in Brasile esiste ancora seppur in modi diversi. Non interessa andare ad intervenire, perché una cosa del genere non porterebbe né voti né soldi".

Il mio assistito Fernandinho e il futuro dei big del City? 
"Nel suo caso possiamo dire che resterà al City. La stragrande maggioranza dei big attenderà gli ultimi accadimenti, il giudizio finale sperando che le sanzioni vengano mitigate o tolte. Per me non sarà possibile, ma vedremo. Il City ha costruito una realtà molto forte, con connotati precisi. Qualcuno potrà chiedere di andarsene, ma non credo ci sarà una diaspora".

Guardiola poteva davvero arrivare alla Juve nel caso in cui la sanzione fosse stata comminata lo scorso anno? 
"E' una di quelle pagine nere per nostri media. Non c'è mai stato nulla, non sarebbe successo. Guardiola resterà al City in ogni caso. Se lascerà il City sarà al termine del suo contratto o perché il City opterà per un ridimensionamento in polemica con chi lo ha giudicato colpevole. Solo nel caso di un ridimensionamento il club potrebbe chiedere ai giocatori più importanti, e a Guardiola, di andare via".

A Guardiola piacerebbe allenare in Italia? 
"Potrebbe piacergli, ci ha giocato e ha tanti amici. Non mi sento di escluderla come possibilità, ma oggi è totalmente coinvolto nel progetto City".

L'addio di Allegri alla Juve? 
"Semplicemente credo ci sia stata una diversa visione del momento attuale. Ha chiarito che c'era questa percezione diversa, a quel punto la società ha deciso che fosse opportuno cambiare guida vista anche la cordialità dei rapporti. La questione è stata legata a dei punti di vista, c'era disaccordo su certe interpretazioni e questo ha suggerito ai dirigenti di intraprendere una strada diversa".

Futuro di Allegri? 
"Credo che ci sia un desiderio di fare un'esperienza all'estero, Max non l'ha mai nascosto. Detto questo aveva anche l'esigenza di riposare un po' dopo due decenni in panchina. C'era bisogno di vivere una stagione in modo 'normale'. Un allenatore ha comunque situazioni di prestigio, ma alla lunga un po' di riposo serve".

Perché è saltato lo scambio De Sciglio-Kurzawa? 
"In un primo tempo non eravamo così contenti di questa ipotesi. Il PSG da tempo spingeva per questa possibilità, quando la Juve ha detto che aveva trovato un accordo abbiamo accettato, poi la Juve ci ha comunicato di averci ripensato e noi ne abbiamo preso atto anche perché De Sciglio non aveva mai chiesto di essere ceduto essendo felice alla Juve".

Pavoletti poteva andare agli Europei senza infortunio? 
"Per giocare in Nazionale servono contenuti mediatici più importanti... In Nazionale devi essere un 15enne o devi essere stato scoperto in qualche androne oscuro. Scherzi a parte, da sempre esiste il rischio di una recidiva al crociato. Era andato tutto benissimo fino a quel giorno, stava incrementando il lavoro per tornare in gruppo. Evidentemente c'è stato un cedimento biologico, perché non ci sono stati eventi traumatici. In questi casi bisogna prenderne atto e ripartire. E' stato operato da uno dei numeri 1 al mondo, il giorno dopo Chiellini che è rientrato ieri in gruppo. Purtroppo per Leonardo non è andata così, ma certi contrattempi esistono, serve guardare avanti. Tornerà più forte di prima nonostante tutto".

La conferenza stampa di Cigarini e Pavoletti? 
"I tempi in cui viviamo li conoscete. Alla fine non c'è stato niente di male, nel momento in cui si è scelto di troncare queste voci rocambolesche. Oggi viviamo in mezzo ai mitomani, ci sono persone che col cellulare mettono a repentaglio la tranquillità di famiglie e lavoratori. E' un'arma e se usata male diventa un'arma pericolosa, anche perché nascosta dall'anonimato. Non c'era nulla da nascondere, giusto far così altrimenti finisce come Guardiola che era stato visto a Torino a cercare casa...".

Cutrone alla Fiorentina? 
"E' una storia di calcio. Quando ti trovi nell'esigenza di far quadrare i conti (il Milan, ndr) vendi quello che devi vendere ma che non vorresti. Il Wolverhampton era da tempo su di lui e si è scelto questa soluzione. Gli Wolves hanno avuto un inizio complicato, doveva giocare con due attaccanti e invece sono passati al 4-3-3 e Patrick è diventato la riserva di Jimenez. Non era quello che desideravamo e abbiamo chiesto la cessione. La Fiorentina è la squadra che si è avvicinata con più interesse, il progetto ci è piaciuto e l'abbiamo sposato. Abbiamo lottato un po' perché il Wolverhampton voleva un diritto di riacquisto, ma alla fine ce l'abbiamo fatta anche perché la Fiorentina voleva il controllo del giocatore. Quando si è chiusa la trattativa, in un solo giorno mi sono scambiato 34 email con gli Wolves, credo sia un record".

Montolivo e l'addio al Milan? 
"Una pagina triste del nostro calcio, per chi l'ha scritta, per chi l'ha subita e per chi ha fatto finta di non vedere. Il suo addio al calcio è definitivo. Quando uno non gioca da un anno e mezzo, ad una certa età, riprendere è difficile. Ricominciare non sarebbe stato intelligente perché non avrebbe reso secondo i suoi standard".

Da conoscitore del Bayern, cosa farà Perisic? 
"Stava facendo bene, giocando e segnando con regolarità. Purtroppo si è infortunato, il recupero è ben avviato ma questa è la fase in cui ci si gioca tutto. Di voci ce ne sono tante, m ai giochi si decidono adesso. Chi in questi mesi dovesse essere protagonista si giocherà bene le proprie carte".

Douglas Costa e la Juve? 
"C'è stato un momento in cui il Bayern ha pensato al ritorno, ma non si è concretizzato in un approccio o un tentativo. E' un pensiero durato poco. Nessun calciatore riesce a raggiungere il top senza continuità. Se hai infortuni che stoppano il raggiungimento della forma migliore diventa difficile per tutti. Questa è stata una costante penalizzante per lui e per la Juve, perché è un giocatore che potenzialmente può vincere le partite da solo. Se può partire? Non so, vediamo come procederà la stagione".

Cosa penso del futuro di Icardi? 
​​​​​​"Credo che il PSG debba decidere cosa fare nel suo futuro. Questa è la cosa più importante. In base a quello, a seconda di chi sarà il tecnico, deciderà. Penso che Tuchel sia contento di Icardi, ma se ci sarà un cambio servirà capire quali giocatori resteranno. Penso a Cavani, Mbappé, Neymar e lo stesso Icardi. Un tentativo della Juve? Non mi sento di escludere niente... Ma onestamente non vedo la cosa come imminente. La Juve oggi è estremamente concentrata sulla sua stagione e il PSG altrettanto, il futuro di Icardi interessa noi che ne parliamo e chi ci legge o ascolta".

L'addio di Ancelotti al Napoli e l'arrivo all'Everton? 
"Carlo è una persona coerente a prescindere. Non ci sono motivazioni diverse dalla voglia e dallo stimolo del rientrare in Premier. L'Everton è un club importante ma in "disgrazia" dal punto di vista di risultati, riportarlo in alto è stimolante così come lo è la sua busta paga. Il club, grazie al proprietario, ha un potenziale economico illimitato. Per uno come lui la scelta dell'Everton non è stata complicata. L'epilogo a Napoli non lo ha reso felice, voltar pagina subito gli ha permesso di metabolizzare velocemente il dispiacere di non aver raggiunto le soddisfazioni che sognava al Napoli ".

La situazione di Mandzukic alla Juve e la scelta del Qatar? 
"Ci sono cose del calcio che non si possono capire e quindi spiegare. Ha un carattere forte, è severo con se stesso e con gli altri. In estate ci sono stati dei fatti che hanno portato ad un allontanamento dalla società, che comunque si è comportata bene. Di fatto è lui che si è autoescluso quando la Juve gli ha detto che non sarebbe stato in lista Champions. Da lì c'è stata una rottura col tecnico, ma i dirigenti e il presidente hanno fatto di tutto per andare incontro a Mario che si sentiva ferito. Detto questo, ciò che muove il mercato è incomprensibile. Lui ha rifiutato lo United perché il club inglese si è palesato 12 ore prima della fine del mercato. E' stata una vicenda sfortunata, sarebbe ingiusto dare responsabilità alla Juve, lui ne ha sofferto e alla fine ha preso questa decisione".

Il peso dell'eredità di Max Allegri? 
​​​​​​"Al di là di qualche personaggio, o qualche opinionista che cavalca certe situazioni, c'è sempre stata grande stima e riconoscimento del lavoro fatto. Poi non si può piacere a tutti, ma al di là delle esigenze mediatiche nella realtà ben pochi hanno negato ciò che ha costruito Max in questi anni. Il giudizio delle persone equilibrate e in buona fede è positivo, non sono sorpreso del fatto che oggi in tanti abbiano riscoperto la qualità del lavoro di Allegri. Purtroppo molte volte i 'giochisti' commettono l'errore di partire dal risultato. Secondo me serve giocare per avere più opportunità dell'avversario, per vincere. Tanta filosofia non serve, a mio modo di vedere".

La Lazio, Simone Inzaghi e Tare? 
"Si fa un ottimo calcio, ma a luci spente si lavora sempre meglio. La Lazio sono anni che lavora bene, che fa scelte importanti e che tiene i pezzi migliori. Non sono sorpreso, è una realtà che merita il posto che occupa e che ha reso un servigio al campionato italiano. Avere una Lazio a questi livelli, con la Juve e con una corazzata come l'Inter, rende il campionato più interessante".


Giovanni Branchini intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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